Pochi hanno notato una piccola-grande anomalia nella sentenza, pur esemplare, del processo di Calciopoli dell’altro giorno. Il Presidente della Lazio Claudio Lotito è stato condannato ad un anno e tre mesi di carcere e al pagamento di 25 mila di euro di multa per frode sportiva (la richiesta dei pm era di un anno e dieci mesi di reclusione, più 70 mila euro di multa). La sanzione è giunta in merito alle partite Lazio-Parma e Chievo-Lazio 0-1 della stagione 2004-2005, condizionate illegalmente secondo i giudici, anche tramite le pressioni esercitate attraverso l’allora presidente della Federcalcio Franco Carraro. Ebbene, sapete chi era l’arbitro di quel Chievo-Lazio 0-1 individuato come match taroccato ? GIANLUCA ROCCHI !!!! Il ‘mitico’ direttore di gara dell’ultimo Inter-Napoli, capace di falsare almeno una dozzina di partite (a stare stretti …) dei nerazzurri, tra l’altro con sette espulsioni inventate. Un arbitro che in un Paese normale sarebbe già stato archiviato/sospeso/dismesso o per incapacità o per malafede o per entrambe le cose, il quale viene individuato da una sentenza di un Tribunale della Repubblica come il direttore di gara di un match truccato (senza che dell’illecito siano mai stati chiamati a rispondere, badate bene, i giocatori dell’incontro). Il legale del presidente laziale si domanda adesso molto semplicemente: se Lotito ha contribuito a commettere un illecito configurabile come reato di frode sportiva …; se al reato non hanno concorso i calciatori …; se il presidente della FIGC di allora è stato ritenuto penalmente non perseguibile per quella vicenda … chi può aver trasformato le pressioni del Presidente della Lazio in fatto/atti illeciti ? I guardalinee ? Il quarto uomo ? L’arbitro ? Oppure quel match fu regolare ?
Ps: ricordo che l’assoluzione per gli stessi fatti, intervenuta in primo grado per Rocchi, è stata decisa da altro giudice, con rito abbreviato, il 14 dicembre 2009. Pertanto Rocchi NON era imputato nel procedimento che ha avuto come esito la condanna di Claudio Lotito.
